A Napoli e nella sua provincia esiste un lavoro che non entra nelle parcelle, non compare nei disegni e non viene riconosciuto da nessuno: è il tempo trascorso a inseguire una pratica. Telefonate senza risposta, appuntamenti rinviati, piattaforme che non restituiscono certezze, documenti già consegnati che vengono richiesti nuovamente.

Il professionista diventa il parafulmine

Per il committente l’architetto è l’unico interlocutore visibile. Quando un procedimento rallenta, è a lui che si chiede una data. È lui che deve spiegare perché non si può iniziare, vendere, aprire un’attività o concludere un investimento. Intanto le scadenze fiscali, assicurative e previdenziali non si fermano e il compenso, spesso, resta sospeso insieme alla pratica.

Questa asimmetria non è più accettabile: il professionista risponde personalmente delle proprie dichiarazioni e dei propri errori, ma quando il ritardo appartiene all’amministrazione non dispone quasi mai di strumenti rapidi, semplici e realmente efficaci.

Non è soltanto burocrazia: è reddito sottratto

Ogni rinvio produce nuove riunioni, verifiche, telefonate, sopralluoghi e aggiornamenti. È lavoro vero, ma difficilmente fatturabile. I piccoli studi e i colleghi più giovani ne sopportano il peso maggiore, perché hanno meno liquidità, meno personale e minore capacità di assorbire mesi di attività improduttiva.

01La pratica rallenta

Mancano tempi leggibili e un referente raggiungibile.

02Il lavoro aumenta

Nuove richieste, spiegazioni, solleciti e verifiche non previste.

03Il compenso si allontana

Il cliente lega il pagamento a un risultato che non dipende solo dal tecnico.

04La fiducia si consuma

Il professionista finisce per apparire responsabile anche del silenzio altrui.

E l’Ordine dov’è?

Un Ordine professionale non può limitarsi alla formazione, agli eventi e agli adempimenti interni. Dovrebbe conoscere i punti nei quali il lavoro degli iscritti si blocca, raccogliere dati, convocare gli enti, rendere pubblici gli impegni assunti e verificare se vengano rispettati.

Quando migliaia di colleghi affrontano individualmente lo stesso problema, il silenzio della rappresentanza diventa parte del problema. Non chiediamo corsie privilegiate né scorciatoie: chiediamo tempi trasparenti, regole uniformi, interlocutori responsabili e una difesa collettiva del lavoro professionale.

Cinque richieste concrete

  1. Osservatorio pubblico sui tempiTempi medi reali per ente e procedimento, aggiornati con continuità.
  2. Tavoli permanenti con gli ufficiNon incontri episodici, ma scadenze, verbali e verifiche dei risultati.
  3. Regole uniformiChecklist pubbliche e motivate per ridurre richieste contraddittorie o tardive.
  4. Sportello per i casi bloccatiAssistenza collettiva quando il singolo professionista non ottiene risposta.
  5. Rendiconto agli iscrittiCosa è stato chiesto, cosa è stato ottenuto e quali problemi restano aperti.

Cominciamo dai casi reali

NOI ARCHITETTI raccoglierà segnalazioni su pratiche e procedimenti, eliminando dati personali e distinguendo sempre fra fatti documentati, valutazioni e domande. Non vogliamo una bacheca di sfoghi: vogliamo trasformare esperienze isolate in numeri, proposte e pressione pubblica.

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