A Napoli e nella sua provincia esiste un lavoro che non entra nelle parcelle, non compare nei disegni e non viene riconosciuto da nessuno: è il tempo trascorso a inseguire una pratica. Telefonate senza risposta, appuntamenti rinviati, piattaforme che non restituiscono certezze, documenti già consegnati che vengono richiesti nuovamente.
Il professionista diventa il parafulmine
Per il committente l’architetto è l’unico interlocutore visibile. Quando un procedimento rallenta, è a lui che si chiede una data. È lui che deve spiegare perché non si può iniziare, vendere, aprire un’attività o concludere un investimento. Intanto le scadenze fiscali, assicurative e previdenziali non si fermano e il compenso, spesso, resta sospeso insieme alla pratica.
Questa asimmetria non è più accettabile: il professionista risponde personalmente delle proprie dichiarazioni e dei propri errori, ma quando il ritardo appartiene all’amministrazione non dispone quasi mai di strumenti rapidi, semplici e realmente efficaci.
Non è soltanto burocrazia: è reddito sottratto
Ogni rinvio produce nuove riunioni, verifiche, telefonate, sopralluoghi e aggiornamenti. È lavoro vero, ma difficilmente fatturabile. I piccoli studi e i colleghi più giovani ne sopportano il peso maggiore, perché hanno meno liquidità, meno personale e minore capacità di assorbire mesi di attività improduttiva.
Mancano tempi leggibili e un referente raggiungibile.
Nuove richieste, spiegazioni, solleciti e verifiche non previste.
Il cliente lega il pagamento a un risultato che non dipende solo dal tecnico.
Il professionista finisce per apparire responsabile anche del silenzio altrui.
E l’Ordine dov’è?
Un Ordine professionale non può limitarsi alla formazione, agli eventi e agli adempimenti interni. Dovrebbe conoscere i punti nei quali il lavoro degli iscritti si blocca, raccogliere dati, convocare gli enti, rendere pubblici gli impegni assunti e verificare se vengano rispettati.
Quando migliaia di colleghi affrontano individualmente lo stesso problema, il silenzio della rappresentanza diventa parte del problema. Non chiediamo corsie privilegiate né scorciatoie: chiediamo tempi trasparenti, regole uniformi, interlocutori responsabili e una difesa collettiva del lavoro professionale.
Cinque richieste concrete
- Osservatorio pubblico sui tempiTempi medi reali per ente e procedimento, aggiornati con continuità.
- Tavoli permanenti con gli ufficiNon incontri episodici, ma scadenze, verbali e verifiche dei risultati.
- Regole uniformiChecklist pubbliche e motivate per ridurre richieste contraddittorie o tardive.
- Sportello per i casi bloccatiAssistenza collettiva quando il singolo professionista non ottiene risposta.
- Rendiconto agli iscrittiCosa è stato chiesto, cosa è stato ottenuto e quali problemi restano aperti.
Cominciamo dai casi reali
NOI ARCHITETTI raccoglierà segnalazioni su pratiche e procedimenti, eliminando dati personali e distinguendo sempre fra fatti documentati, valutazioni e domande. Non vogliamo una bacheca di sfoghi: vogliamo trasformare esperienze isolate in numeri, proposte e pressione pubblica.
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