La Mostra d’Oltremare è un organismo urbano complesso. Per capirla occorre guardare insieme architettura e paesaggio, permanenze e demolizioni, progetto originario e ricostruzioni del dopoguerra. È proprio questa stratificazione a renderla un banco di prova per la cultura della tutela del moderno.
Un caposaldo della Napoli contemporanea
Inaugurato nel 1940, il complesso di Fuorigrotta ha inciso sulla trasformazione della Napoli occidentale. Padiglioni, impianti sportivi, fontane, teatri e verde compongono una parte di città che non può essere letta come una semplice somma di edifici isolati.
Conservare il moderno significa riconoscerne il valore prima che il degrado o gli usi impropri lo rendano invisibile.
La ricerca come strumento di progetto
Il volume La Mostra d’Oltremare nella Napoli occidentale. Ricerche storiche e restauro del moderno, curato da Aldo Aveta, Alessandro Castagnaro e Fabio Mangone, ricostruisce piani, architetture, verde, tecniche costruttive e vicende del dopoguerra. La lezione è concreta: gli archivi e l’analisi materiale non sono esercizi accademici, ma la base per scegliere cosa e come restaurare.
Documentare trasformazioni, autori, materiali e usi prima di intervenire.
Affrontare degrado, vulnerabilità e manutenzione delle opere del Novecento.
Proteggere la relazione tra padiglioni, assi, fontane, giardini e spazi aperti.
Una responsabilità pubblica e professionale
La valorizzazione non coincide con il calendario degli eventi. Richiede manutenzione programmata, progetti fondati sulla ricerca, trasparenza nelle trasformazioni e continuità amministrativa. Gli architetti possono contribuire con competenza, ma devono essere messi nella condizione di lavorare con incarichi chiari, tempi realistici e risorse adeguate.