La parola Ordine richiama regole, albo, disciplina e funzioni istituzionali. Ma per migliaia di colleghi dovrebbe significare anche casa: un luogo nel quale entrare senza appartenenze, trovare ascolto, conoscere posizioni diverse e sentirsi rappresentati anche quando non si condivide la maggioranza.
La casa non coincide con chi la amministra
Ogni Consiglio viene eletto per governare l’istituzione, non per identificarla con sé stesso. Una maggioranza è legittima quando decide; diventa credibile quando rende visibile anche il dissenso, riconosce gli spazi degli altri e accetta che il confronto non sia un fastidio da contenere.
Il pluralismo non consiste nel consentire formalmente a chiunque di candidarsi. Richiede condizioni sostanziali: tempi adeguati, identica possibilità di presentarsi, programmi facilmente confrontabili, accesso paritario agli strumenti informativi e almeno un dibattito pubblico conservato online.
Che cosa raccontano queste elezioni
La presenza di una lista organizzata e di pochi candidati indipendenti non dimostra alcuna irregolarità. Mostra però una debolezza politica della comunità professionale: il confronto rischia di ridursi alla capacità dei singoli di raggiungere personalmente migliaia di iscritti.
Nei commenti pubblici alle comunicazioni elettorali dell’Ordine emergono disorientamento, scarsa conoscenza di alcuni candidati e convinzione che la maggioranza sia già determinata. Sono percezioni, non sentenze. Ma un’istituzione non dovrebbe ignorarle: dovrebbe rispondere offrendo più informazione, più confronto e più pari opportunità di ascolto.
Spazi e iniziative non devono essere percepiti come patrimonio di un gruppo.
Una critica documentata aiuta l’istituzione a vedere ciò che la maggioranza non vede.
Chi lavora nei Comuni non può restare periferico nella rappresentanza.
Pratiche ferme, compensi, previdenza e salute professionale richiedono assistenza reale.
Un Ordine utile si misura fuori dalla sede
La qualità della rappresentanza non si valuta dal numero di convegni, patrocini o fotografie. Si valuta nei rapporti con i Comuni, nelle procedure che diventano più chiare, nei tempi che si riducono, nella difesa dell’equo compenso, nell’aiuto a chi subisce un’ingiustizia e nella capacità di rendicontare i risultati.
Un collega in difficoltà non deve domandarsi chi conosce. Deve sapere quale sportello contattare, entro quanto tempo riceverà risposta e quali azioni collettive l’Ordine è disposto ad assumere quando il caso individuale rivela un problema generale.
Come riaprire la casa comune
- Spazi paritari nelle elezioniPagina, tempi e strumenti identici per ogni candidatura.
- Assemblea annuale degli iscrittiProblemi, risultati, bilancio e impegni discussi pubblicamente.
- Sportello per i colleghi in difficoltàCompensi, contenziosi, previdenza, salute e rapporti con gli enti.
- Presenza nei territoriIncontri operativi nei Comuni della provincia, non soltanto nel centro di Napoli.
- Tribuna delle opinioniContributi e repliche pubblicati senza selezione per appartenenza.
- Rendiconto misurabileObiettivi, tempi, responsabili e risultati accessibili agli iscritti.
NOI ARCHITETTI comincia da qui
Questo portale non vuole diventare la voce opposta e speculare di un altro gruppo. Vuole essere un luogo nel quale ogni collega possa contribuire, criticare, replicare e proporre, accettando la responsabilità della propria firma e il controllo dei fatti.
Difendere il pluralismo significa pubblicare anche opinioni che non condividiamo. Significa correggere un errore quando viene dimostrato e lasciare aperta la porta a chi vuole rispondere. È così che una casa professionale torna a essere comune.
Riferimenti pubblici
Ordine Architetti Napoli · comunicazione elettoralePost pubblico e discussione degli iscritti ↗Elezioni 2022 · precedente composizioneRisultato e partecipazione della tornata precedente ↗Metodo editoriale NOI ARCHITETTIFatti, opinioni, rettifiche e repliche →Fai sentire la tua voce
Che cosa dovrebbe essere la casa degli architetti?
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